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Un ex senatore della Lega ha fatto causa a Google perchè tra i risultati di ricerca appaiono dei risultati che rimandano ad articoli datati 1993 in cui si parla di un reato da lui commesso ma di cui fu assolto successivamente nel 1996 poichè “il fatto non sussiste”. Questo politico si è sentito particolarmente toccato da questa vicenda tanto che ha rivendicato il “Diritto all’oblio” (è una particolare forma di garanzia che prevede la non diffondibilità di precedenti pregiudizievoli) chiedendo ben 10 milioni di euro di risarcimento per danni morali e materiali.

Forse i piu’ attenti di voi si saranno accorti che c’è un’incongruenza in questa vicenda. Infatti questo signore fraintende una cosa basilare della sua problematica ossia che Google è solo un motore di ricerca, non crea ne pubblica le notizia ma ne fa semplicemente una catalogazione. Se volesse esercitare il “Diritto all’oblio” dovrebbe rivendicarlo contro quel o quei siti web che hanno redatto e pubblicato gli articoli in questione (Corriere della Sera ed altri). E’ lo stesso errore che fanno milioni di persone ritenendo siti web come Megavideo o software come eMule, illegali. Per farvi capire meglio il concetto è come se un uomo venisse investito da un automobile e invece di denunciare il conducente, denunciasse il produttore di quella macchina.

Il politico vuole denunciare il mezzo di catalogazione Google mentre il responsabile è un altro sito web. Questa vicenda è l’ennesima dimostrazione di come molti italiani, nonostante spendino ore ed ore di fronte ad un computer tra facebook chat e giochi, abbiano ancora una confusione tale in testa da non saper distinguere una biblioteca (Google) da un libro (un sito web).

Ho omesso volontariamente il nome di questo ex senatore, non vorrei mai che questo articolo venisse denunciato per un qualsiasi strano motivo 🙂



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